Commercio internazionale

La Colombia è il maggior produttore mondiale di cocaina, con oltre il 50% della produzione di foglie e quasi i due terzi della produzione di cocaina: nel 2006, la produzione di cocaina si estendeva su una superficie di circa 80.000 ettari, con una maggiore concentrazione (almeno i 2/3) nella parte inaccessibile della foresta amazzonica.
Stando ai dati del Rapporto 2007 dell’UNODC sulle Droghe nel Mondo, la coltivazione della cocaina nella regione andina sembrava essere in diminuzione, con una drastica riduzione delle coltivazioni colombiane. Inoltre, la domanda globale per questo stupefacente pareva essersi stabilizzata, sebbene a fronte di una diminuzione della richiesta in Nord America vi fosse stato tuttavia un suo aumento in Europa.
I provvedimenti legislativi adottati negli ultimi anni dai governi delle varie nazioni per combattere il commercio diffuso della cocaina ha inoltre fatto sì che la metà della produzione della cocaina sia stata intercettata prima di essere messa sul mercato, così come è accaduto per più di un quarto della produzione di eroina.
Al 2006, si è registrata una riduzione del 52% dell’area adibita alla coltivazione di cocaina in Colombia, senza però registrare una parallela riduzione della sua produzione. L’uso recente di fertilizzanti e pesticidi più efficaci, così come di miglioramenti tecnologici, ha infatti fatto sì che i campi di coca fossero più prosperi, mantenendone così stabile il livello di produzione.
Il Rapporto mondiale 2008 dell’UNODC sulle Droghe nel Mondo avverte tuttavia che la recente stabilizzazione del mercato mondiale delle droghe sembra essere a rischio per via dell’incremento delle coltivazioni di coca e oppio e del maggiore consumo di droga in Paesi in via di sviluppo. Nel 2007, infatti, in Colombia la coltivazione di coca è aumentata del 27%, grazie alla concentrazione delle coltivazioni nelle aree controllate dai ribelli; tuttavia, a dispetto dell’aumento della sua coltivazione, la produzione è rimasta inalterata per via della diminuzione dei campi per coltivarla.
Le maggiori rotte del traffico di cocaina sono verso l’Africa e l’Europa, dove specialmente Spagna, Portogallo e Paesi Bassi risultano essere tra i maggiori acquirenti; alti livelli di consumo della cocaina sono stati registrati anche in UK ed in Italia.
Nonostante lo smantellamento dei cartelli della droga di Medellin e Cali, risultano ancora ben organizzate e forti le organizzazioni criminali che controllano il mercato della cocaina, specie verso il Nord America; se l’88 % della cocaina destinata agli USA transita grazie ai corrieri dell’America Centrale e del Messico, un 50% si muove lungo il Pacifico ed un 38 % sulle coste caraibiche e dell’America Centrale. La maggior parte del traffico di cocaina oggi si attua per via marittima, il che implica notevoli costi sia di trasporto che di gestione e di sicurezza, aumentando, inevitabilmente, anche il costo finale del prodotto.
I recenti arresti di narcotrafficanti hanno inoltre evidenziato come, al momento, il traffico di cocaina sia sostanzialmente gestito da messicani e colombiani, che, probabilmente, possono agire grazie ad una diffusa ed organizzata rete stabile negli USA, oltre che nella penisola iberica.
Il Rapporto 2008 dell’UNODC ha infine evidenziato come l’Africa Occidentale sia l’evidente nuova mèta dei traffici di cocaina, il che fa allarmare in grande misura, specialmente pensando ai possibili futuri legami tra i narcotrafficanti, i governi corrotti, i finanziamenti al terrorismo e le fragili situazioni politiche di gran parte dei Paesi delle aree in via di sviluppo.

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