Arte

“Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.”
Pablo Picasso

L’incontro dei bambini con l’arte è occasione e stimolo per osservare con occhi diversi il mondo che li circonda, per costruire un bagaglio di immagini significative, da cui attingere nel proprio percorso creativo.

L’arte orienta la propensione dei bambini ad esprimere con immaginazione e creatività le loro emozioni e i loro pensieri.

La creatività è importante e vitale nell’esistenza, poiché attraverso l’arte le potenzialità umane hanno la possibilità di esprimersi e di realizzarsi. Liberare le proprie energie creative attraverso l’arte è terapeutico e aiuta a migliorare la relazione con se stessi, con gli altri e con l’ambiente in cui si vive. L'arte quindi non riguarda solo la sfera prettamente culturale, ma convive con ciascuno di noi nel quotidiano e influenzando il nostro stile di vita.

Nell’arte inoltre si esprimono gli elementi più intimi e profondi di una cultura, quelli più autentici che restituiscono significati e riproducono il mondo e le mille esperienze di un popolo. L’ arte, in quanto forma di espressione e di comunicazione ha la grande capacità di rompere le barriere, comporre le differenze e arginare le ignoranze pericolose e dannose che generano squilibrio ed indifferenza, permettendo la riscoperta di se stessi attraverso l’altro. L’arte, in questa prospettiva, diventa un linguaggio non verbale che si predispone meglio della parola ad incoraggiare lo scambio tra popoli e la conoscenza delle culture geograficamente e storicamente lontane, con il positivo risultato di avvicinarle.

Le opere d'arte, quindi, hanno l'importante compito di essere una fonte comunicativa di testimonianza di valori che da temporali divengono eterni.

“Credo che l'arte debba dare all’uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana.”
Queste parole, pronunciate da Fernando Botero, artista colombiano di Medellin, esprimono egregiamente il significato della parola ARTE.
E’ facilissimo riconoscere le opere d’arte di Botero e appena ne vedi una si può sicuramente affermare: questa è un botero!
Infatti e’ celebre per le sue donne tanto grasse quanto belle, ma anche gli uomini, gli animali, i bambini, quanto a dimensioni non scherzano.

E’ un artista che ha studiato e amato Raffaello e Piero Della Francesca, cioè i più assoluti tra i pittori italiani, è quindi un artista italiano di formazione. Potremmo arrivare a dire che Botero è un pittore italiano, anche se è nato in Colombia e la Colombia è il luogo della fantasia, della storia personale, dell’infanzia, del folclore, della vita. Ma il luogo della forma è l’Italia.
Per Botero dipingere è una necessità interiore, è l’esigenza di trasmettere il colore. Ecco perché per riempire grandi campi di colore, l'artista dilata la forma, e uomini e paesaggi acquistano dimensioni insolite, apparentemente irreali, dove il dettaglio diventa la massima espressione e i grandi volumi rimangono indisturbati.
Nota è la lunga amicizia di Botero con Gabriel Garcia Marquez, altro grande artista colombiano, premio Nobel per la letteratura nel 1982.
Anche la formazione di Marquez potremmo dire che è italiana, in quanto è stato allievo della scuola di Maria Montessori. Così Gabriel scrive nel libro “Vivere per raccontarla” (Milano, Mondadori, 2002), nel quale l’artista racconta un periodo fondamentale della sua vita, gli anni dell’infanzia e della giovi-nezza, quelli in cui si forma l’immaginario che darà origine a un capolavoro come “Cent’anni di solitudine”.

« ... La consolazione fu che a Cataca avevano aperto in quegli anni la scuola montessoriana, le cui maestre stimolavano i cinque sensi mediante esercizi pratici e insegnavano a cantare. Con il talento e la bellezza della direttrice studiare era una cosa meravigliosa come giocare ad essere vivi. Imparai ad apprezzare l’olfatto, il cui potere di evocazione nostalgica è travolgente. Il palato, che affinai al punto da avere assaporato bevande che sanno di finestra, pagnotte secche che sanno di baule, infusioni che sanno di messa. In teoria è difficile intendere questi piaceri soggettivi, ma chi li ha vissuti li capirà subito. «Non credo che ci sia un metodo migliore di quello montessoriano per rendere i bambini sensibili alle bellezze del mondo e per destare in loro la curiosità dei segreti della vita.

 « ... Mi era costato molto imparare a leggere. Non mi sembrava logico che la lettera m si chiamasse emme, e tuttavia con la vocale successiva non si dicesse emmea bensì ma. Mi era impossibile leggere così. Infine, quando arrivai alla scuola Montessori la maestra non mi insegnò i nomi ma i suoni delle consonanti. Sicché riuscii a leggere il primo libro che trovai in un baule polveroso del magazzino della casa. Era scucito e incompleto, ma mi catturò in una maniera così intensa che al fidanzato di Sara sfuggì mentre passava una premonizione terrificante: “Questo bambino diventerà uno scrittore!”».

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