DIVERTITI A LEGGERE E A RAPPRESENTARE QUESTE SIMPATICHE FAVOLE…AMAZZONICHE!
IL BRADIPO LENTINO
Il bradipo lentino viveva foresta tropicale e i suoi ritmi lenti di vita gli permettevano di gioire delle albe e dei tramonti e per il trascorrere delle stagioni... Stava sempre appeso a testa in giù e proprio per questo i suoi occhi riflettevano le stelle nelle calde notti estive, gli arcobaleni dopo i temporali e la profondità dei cieli primaverili. Per questo sembrava strano agli altri animali:
"E' troppo lento..."
"E' troppo quieto..."
"Vive a testa in giù!"Colpito da questi giudizi si ritirava sui rami sempre più alti evitando la vita frenetica delle radure della foresta. Un giorno di primavera le grandi ombre delle nuvole correvano sul suolo dove gli animali si muovevano indifferenti, senza accorgersi che l’ombra più lenta e più grande era quella del condor che roteava alto nel cielo cercando la preda. Solo Lentino, che guardava fisso nel cielo, se ne accorse e capì il pericolo.
Allora gridò, gridò più volte. Gli animali fuggirono in tempo e, per quella volta, il condor volò via senza avere ucciso. Ora il bradipo Lentino ha molti amici e gli animali hanno capito che anche chi vede il mondo capovolto può essere importante.
IL BAMBINO CHE DIVENTO’ PAPPAGALLO
Un tempo il pappagallo non era come oggi, e gli Indios lo chiamavano Curumim, che vuol dire "bambino". Ogni giorno, Curumim se ne andava a caccia insieme a suo padre, armato di arco e di frecce che si fabbricava da solo. Qualche volta, poi, andavano a pescare , e Curumim, che era piccolo, prendeva pesci grossi come i dorados o i pacus.
Una volta a casa arrostivano il pesce o la carne sulla brave, e la tribù mangiava. Se c'era molto, mangiavano molto, e se c'era poco mangiavano poco: ma tutto era sempre diviso in parti uguali. Curumim, però,era teribilmente goloso, e cercava sempre di mangiare più degli altri. Fu per questo, dicono, che diventò un pappagallo.
Un giorno, come sempre, Curumim andò a caccia con suo padre, mentre sua madre coglieva frutta nella foresta. A lui la frutta piaceva moltissimo, e qualche volta aiutava la mamma a riempire la cesta, perché sapeva arrampicarsi sugli alberi, come nessun altro. Quel giorno sua madre era proprio contenta perché aveva trovato un bel po' di mangabas e appena tornò a casa le mise ad arrostire sulla brace. Curumim, che camminava davanti a suo padre, tornò indietro di corsa perché aveva sentito il buon profumo della frutta arrostita, e cominciò a mangiarla senza nemmeno chiedere il permesso. Ma, a furia di ingozzarsi, la polpa bollente gli andò di traverso e Curumim si mise a tossire sempre più forte, finché la sua tosse diventò un rauco "Cra- Cra". La frutta gli era rimasta incastrata in gola, e Curumim cominciò a storcere la bocca, che si trasformò in un becco, e ad allungare il collo, che gli si ingrossò come il gozzo di un uccello. E finalmente, quando il boccone andò giù, a Curumim venne un tremendo prurito : tutto il suo corpo si stava coprendo di penne verdi! Poi si sentì leggero leggero, alzò le braccia e scoprì che poteva volare. Curumim era diventato un pappagallo. Allora aprì le ali verdi e andò a posarsi in cima ad un albero, facendo "Cra-Cra" con la sua nuova voce rauca. Qualcuno, però, dice di averlo visto tornare giù e ridiventare un piccolo indio. Ma questa è un'altra storia...
I TRE TRANELLI DI GIAGUARO
Giaguaro voleva mangiarsi Opossum e inventava tranelli sempre nuovi.
Una volta pulì il sentiero sul quale, di solito, passava Opossum e vi piazzò una trappola. Poi invitò l'animale a passare, ma Opossum fece passare prima Giaguaro che cadde nel suo stesso tranello. Qualche giorno dopo il felino si nascose in riva al fiume dove la bestiola andava ad abbeverarsi. Opossum, che era veramente furbo, si spalmò il corpo con il latice dell'albero della gomma e si rotolò per terra coprendosi di foglie. Così conciato, si presentò a Giaguaro spacciandosi per la "Bestia delle foglie secche". Giaguaro non lo riconobbe e lo lasciò bere.
Giaguaro ne pensò un'altra : si finse morto, così tutti gli animali della foresta andarono a vederlo. Arrivò anche Opossum; guardò la belva e disse che suo nonno aveva starnutito tre volte quando era morto. Subito Giaguaro starnutì tre volte. Opossum scappò via ridendo: ancora una volta aveva smascherato il suo nemico!






