Nella terra degli Incas, quando un bambino raggiungeva i dieci anni di età, si faceva una grande festa: la prima dicioccatura dei capelli. Così il piccolo diventava uomo.Durante la cerimonia il padrino prescelto andava enumerando i doveri del giovane uomo:
"Scaccerai gli uccelli dal campo di tuo padre. Condurrai al pascolo i lama e li considererai come amici tuoi. Obbedirai a tuo padre come egli ubbidisce allo Stato. Ascolterai con rispetto il Gran Sacerdote che ti ammaestrerà".
Il padrino, con un paio di forbici, tagliava la prima ciocca di capelli, e veniva imitato dall’intera famiglia del ragazzo. Gli si tagliavano poi le unghie che, insieme ai capelli, erano raccolte in un oriolo e sepolte. A quel punto esplodeva la gioia della festa, con canti, danze, cibi e bevande.
Due fratelli indios vivevano odiandosi l’un l’altro. Tutti e due erano forti, intelligenti e di gradevole presenza. L’odio che li divideva era dovuto piuttosto al fatto che Piruro era ricco e suo fratello minore povero.
Tutti pensavano che il minore, Miaco, fosse geloso di suo fratello ricco, ma non era così: Miaco era buono e, nella sua povertà, non invidiava nessuno. E appunto questo incomodava Piruro, il ricco: la serenità del volto e la cortesia di suo fratello destavano in lui sentimenti cattivi.
Un giorno Piruro organizzò una grande festa, si aspettavano molti invitati.
Sua moglie era intenta a preparare la cena quando, casualmente, passò davanti alla casa Miaco. Piruro lo guardò con occhi cattivi e disse ad alta voce:
- Maledetti i poveri! Non entreranno mai nella mia casa.
Miaco s’allontanò molto discretamente con il cuore trafitto dalla tristezza.
Già il sole volgeva al tramonto e nel salone della casa di Piruro gli invitati, seduti per terra, incominciavano a mangiare.
Zio, il figlio minore del padrone, si sentiva orgoglioso: la festa infatti era in suo onore. Per la prima volta gli avrebbero tagliato i capelli e così sarebbe entrato a far parte della categoria degli uomini.
Un indio entrò nella grande sala, quasi di nascosto, salutò con poche parole gli invitati e si diresse dal padrone di casa. Era Miaco.
- Fratello — disse — perché m insulti quando passo davanti al tua casa? Facciamo la pace e rimaniamo amici per sempre. Sei il mio unico fratello, perché deve separarci l’odio e l’indifferenza?
Ma Piruro, rivolgendosi alla moglie, borbottò:
- Non conosco quest’uomo, fagli capire che deve andarsene, è troppo povero e tu sai bene quanto mi disgustino i poveri.
Miaco comprese che Piruro giammai l’avrebbe ammesso in casa sua. Subito se n’andò ma non ebbe il coraggio di tornare a casa: vagò cosi, senza meta, per i campi.
Giunto al cucuzzolo di un colle si fermò ad ascoltare il mormorio leggero del vento che accarezzava l’erba. Dagli alberi poi veniva uno strano canto e Miaco si lasciò cullare da quella melodia, chiuse gli occhi e si sentì felice. Gli sembrava d’udire ancora il suono vellutato dei flauti che avevano allietato i giorni della sua infanzia. Tutte le fronde della valle, piegate dal vento, sembrava che dicessero:
- Abbi fiducia, Miaco! Un giorno anche tu festeggerai come Piruro il primo taglio di capelli di tuo figlio. Avrai anche tu un terzo lama e il tuo primo campo di mais.
Miaco aprì gli occhi e si guardò attorno. L’erba cresceva a vista d’occhio e con voce soave gli sussurrava:
- Alzati! Zui, zui, zui... — gli diceva. —Va’ ad est! Zui, zui, zui.
La vasta pianura continuò il suo mormorio:
- Va’ sempre dritto, verso est. Arriverai dopo lungo cammino davanti a una grotta e vedrai un vecchio indio seduto all’entrata.
- Zui, zui... — ripeteva. — Fa’ presto, parti.
L’indio si mise in cammino.
Camminò un giorno e una notte. Arrivò alla porta della grotta e, come gli aveva sussurrato l’erba della pianura, incontrò un vecchio gobbo seduto all’entrata.
L’anziano consegnò a Miaco una pietra e disse:
- Questa pietra è tua. Sta’ attento a non perderla.
Era un ciottolo rotondo, brillante, ma così piccolo che stava nel cavo di una mano, eppure così pesante! Miaco accettò senza esitazione la pesante pietra e se n’andò ringraziando lo sconosciuto.
Ma si sentiva deluso e pensava:
- Ci voleva anche questo fardello! Non mi bastava trascinare le poche ossa che mi porto dietro dalla nascita?
I campi della pianura gli avevano promesso un avvenire migliore. L’indio, con la sua pietra in mano, attraversò valli e montagne, poi le forze gli vennero meno e dovette fermarsi. Aveva fame e si sentiva infelice, abbandonato com’ era nel silenzio immobile della pianura. Desiderò udire allora il brusio del vento. Ma non si muoveva un filo d’erba né una frasca e quel silenzio immobile dilagava fin dentro di lui.
S’addormentò e durante il sonno sognò che un suo orecchio si staccava dalla testa e si congiungeva alla cima della montagna, poi si staccava dalla montagna e ritornava. E Miaco lo riprendeva e lo riattaccava al suo posto. Sentì allora, sempre nel sonno, la voce flebile che conosceva:
-Cara pianura, — diceva la collina — mi rendo conto che ti preoccupi di questo giovane, ma i tuoi consigli non gli hanno giovato. Dimmi cosa succede? Perché si sente così infelice?
La pianura rispose turbata:
- Ancora non sai? Questo figlio della terra piange perché suo fratello è molto ricco e lo disprezza.
La pampa che fino allora non aveva parlato intervenne:
- Io gli darò una polenta di mais bianco.
- Io gliene darò una di mais rosso -disse la pianura.
- Io gliene darò un’altra di mais giallo - aggiunse la collina. Quando Miaco si svegliò non poté credere ai suoi occhi: davanti a lui c’erano tre pentole di terracotta, tre piccole meraviglie. Miaco balzò in piedi, scoperchiò le pentole e vide che erano ricolme di cibo. Mangiò con molto appetito, provò il contenuto di ciascuna ma, con il pensiero rivolto alla famiglia, lasciò ogni pentola a metà.
Quando l’indio decise di tornare a casa volle caricarsi le tre pentole addosso, ma non poté neppure sollevarle: erano diventate pesanti pesanti. Come mai? Volle guardare e gli occhi gli si spalancarono di meraviglia: la polenta di mais giallo s’era mutata in oro; quella di mais rosso in bronzo e quella di mais bianco in argento. Seppellì parte della sua fortuna ripromettendosi di tornare per recuperarla, poi s’avviò verso casa a dare la grande notizia alla sposa e ai figli.






