Una possibile strada contro le dipendenze. Prendersi cura, educare e prevenire, Come?
Molti studiosi delle discipline sociali, pedagogiche e anche psicologiche si stanno interessando su quali siano le caratteristiche peculiari e particolari di questa epoca. Un punto d’accordo sembra essere che la società dell’industralizzazione sia conclusa a favore di una società moderna. Per molti studiosi questo segna, da un punto di vista della formazione degl’individui, il passaggio dall’etica della Produzione (un lavoro per tutti e tutti preoccupati di costruire il benessere per la società), all’estetica del Consumo ( tutti preoccupati a consumare ciò che ora viene prodotto spesso in altri luoghi, e consumarlo anche oltre al bisogno necessario).
Questa ovvia semplificazione, ancora non chiude gli approfondimenti sulla società contemporanea. Tutti noi stiamo vivendo sulla nostra pelle quanto l’utilizzo della tecnologia, la diffusione dei mezzi di comunicazione da una parte e l’aumento della flessibilità lavorativa e degli spostamenti dall’altra, sembra abbiano inferto una accelerazione ulteriore verso lo sviluppo di un nuovo tipo di società.Il nome di questo sviluppo al momento resta ignoto e forse tra cento anni sarà trovato con maggior cognizione di causa e con maggiori elementi descrittivi, ancora non siamo in grado di leggere la complessità di questi eventi ma in modo embrionale riusciamo a vedere alcune delle modificazioni più significative di questo sviluppo.
A noi oggi serve cogliere alcuni elementi che possono esserci utili per la nostra attività quotidiana.
Per dirla con le parole del Dott. Riccardo Gatti “ Ovunque e in qualunque momento, chiunque “consuma” qualcosa. Non c’è da stupirsi: da tempo, almeno nei Paesi occidentali, viviamo nell’era del consumismo. Tuttavia, parlando di droga e di sostanze di possibile abuso, farmaci compresi, ciò significa anche che viviamo nell’era dell’additività.”
Quindi si consuma sempre e ovunque in modo additivo ( estetico?).
(L’additivo “è un componente chimico di varia natura che si aggiunge a materiali diversi onde conferir loro o esaltare certe proprietà” ).
Se all’epoca del consumismo (che oramai sembra modificata nell’epoca della tecnologia) aggiungiamo l’identità liquida, questa unione sembra favorire un uso massiccio e differenziato di sostanze più o meno legali che si trovano sul mercato.
Ma cosa s’intende per identità liquida?
La fase iniziale del “meticciamento delle culture”, che stiamo vivendo in Italia ( dovuta ai flussi migratori: più consolidati quelli interni, agli albori quelli esterni e all’incrocio di culture), la venuta a meno o la modificazione dei vincoli familiari, lavorativi, territoriali e di genere, (che per molti anni sono stati i denominatori comuni per lo sviluppo di una identità che forse rispecchiandosi nella tranquilla lenta evoluzione sociale e soprattutto familiare), hanno dato origine all’idea dello sviluppo flessibile e dell’apertura dei progetti individuali dove la parola d’ordine sembra essere: tutto è possibile per tutti.
Siamo nell’epoca delle possibilità, del rapido movimento, della presenza continua nel mondo del virtuale e a volte lo si pensa anche per il mondo reale.
In questo contesto, è facile affermare la cultura “del piacere ad ogni costo” ed impera la formula “Io sono ciò che ho e ciò che consumo” per cui “se non ho nulla non sono niente”.
Allora l’idea che si ha di sé, in queste condizioni sembra espandersi al punto di diventare liquida.
Liquida senza forma ma con la possibilità di diventare molte forme, ogni contenitore in cui questa identità sarà messa o si collocherà, concorrerà a farci “sentire”.
Ma ancora di più, se abbiamo bisogno di aumentare le nostre tonalità emotive, non solo il contenitore ci può aiutare a dare forma a sentimenti ed emozioni, ma anche qualsiasi additivo può essere utile per colorare o render più brillante la nostra esistenza.
Mai come oggi le sostanze stupefacenti rientrano nella categoria degli oggetti da consumare, nelle merce da comprare e utilizzare o nei prodotti utili a creare sensazioni.
Ed ecco il grande equivoco: dipendenze e prendersi cura.
C’è una tensione generale ad allontanare la persona dalla propria natura, una continua distrazione rispetto alla finitezza dell’uomo, è come se rincorrendo la chimera della giovinezza eterna e della felicità spensierata, la vita perdesse il suo fardello più naturale, e cioè la necessità quotidiana di ricercare un senso alla propria vita.
Proprio su questo tema alcuni secoli fa in modo “profetico” già Pascal scriveva che gli individui “ vogliono essere distolti dal pensare alla loro condizione (…..) da qualche passione piacevole e nuova che li assorba, o dal gioco, o dalla caccia, da qualche spettacolo teatrale”.
La gente ieri come oggi vuole sfuggire al bisogno di “ pensare all’infelicità della nostra condizione”.
La distrazione sembrava e sembra esserne la cura.
Allora la caccia piuttosto che il teatro, oggi l’uso additivo delle droghe.
La cocaina sembra essere quella che più si addice a questa epoca.
E’ facile allora dire che la droga, è un male dell’anima, ma è proprio così.
Si può iniziare per disperazione o per divertimento con l’eroina o la cocaina od altro ancora ma alla fine la “malattia”/disagio è questo: il “male dell’anima”.
Ma ora proviamo a puntare gli occhi in avanti, proviamo a scorgere l’orizzonte verso cui tendere sforzi e le energie.
Prendersi cura, educare e promuovere hanno come orizzonte lo sviluppo della propria dimensione spirituale.
In questo per comprendere meglio ciò che voglio dire mi viene in soccorso la tradizione degli alcolisti anonimi e nello specifico i primi tre passi che dicono:
-Noi abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte all’alcool ( e droghe in genere) e che le nostre vite erano diventate incontrollabili.
-Siamo giunti a credere che un potere più grande di noi avrebbe potuto riportarci alla ragione.
-Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre vite alla cura di Dio come noi potremmo concepirLo
Non c’è niente d’amputato nel riconoscere l’impotenza, e la necessità di affidarsi ad altri e a Dio per come si concepisce, anzi c’è tutta la nostra natura umana di persone “gettate” in questo mondo; mondo di esseri umani e non di cose.
Impotenza e rassegnazione che solitamente sembrano risultanze di percorsi di esclusione qui ritrovano la loro forza rigeneratrice.
Il nostro compito di “educatori” può essere orientato a:
Costruire resilienza:
( intesa come capacità di riemergere dalle avversità e di perseverare nel tempo pur nelle avversità).
Aprire alla fiducia nelle capacità del gruppo di riferimento.
Aiutare a guardare oltre se stesso.
Aprire alla “fede” e alla speranza e alla spiritualità come dicevamo pocanzi.
Infondere un buon senso di sé.
Favorire la ricerca: la domanda risulta in questo momento storico, più utile ed efficace della risposta. Chi sa farsi domande e sa fare domande, difficilmente si perderà, anche in questo mondo complesso.
Ma non tutto è da fare.
Nelle mie diverse esperienze di prevenzione molto spesso incontro giovani e da un po’ di tempo mi diletto a fargli domande.
L’ultima elaborazione riguarda i motivi del perché oggi si può decidere nei confronti delle droghe di resistere, cedere e pentirsi.
Di seguito riporto alcune affermazioni di giovani che hanno una età compresa tra i 13 e i 16 anni.
Tutto non sarà farina del loro sacco, anzi molto dipenderà anche dalle persone che hanno intorno, comunque credo che queste sintesi di risposte possa essere illuminante.
I pentiti perché si pentono?
Incontro con la morte
Perdita di controllo
Solitudine
Sofferenza interiore
Chi decide di usare perche inizia ?
Sensazione di controllo
Un modo per essere uguali al branco
Sensazione di potenza
Controllo delle emozioni
Chi resiste a cosa si attacca?
La cura è peggiore del male
Saper vivere i momenti di felicità
Poter stare bene con le persone ( e condividere i sentimenti)
Saper dire di no alle “tentazioni” ( ciò che mette alla prova il nostro orgoglio)
Saper vedere ed accettare la realtà per come è
Saper accettare i propri limiti
Saper godere delle “bellezze” altrui
Saper vivere la fedeltà verso…..
Che chiedere e ascoltare non siano le cose migliori da fare?
- Bauman Z.: Dentro la globalizzazione: la conseguenze sulle persone, Laterza
- Educazione e modernità. Sergio Tramma ed. Carocci.
Testimonianza e suggerimenti di approfondimento del Dott. Ivan Mario Cipressi della Fict per Vita senza droga.
Gocce di memoria: adolescenti allo specchio infranto delle droghe.






