Vignati: «La sfida è superare sempre il tuo limite. Solo con i tuoi mezzi»
L’osmosi tra ASI e l’Ambasciata di Colombia per Vita senza Droga è stata promossa e fortemente voluta dal campione paralimpico Pierangelo Vignati, che con occhio lungimirante l’Ente ha incontrato un anno fa nominandolo subito Responsabile nazionale del settore disabili. Approfondiamo con il campione olimpico sogni, progetti, iniziative ed ideali.
Tanto impegno, passione, sacrificio e ferma volontà di non arrendersi mai. Pierangelo ci spieghi come nasce in un campione olimpico il desiderio di farsi promotore e veicolo di un importante messaggio sociale?
Ho praticato Sport fin da bambino nuoto, pallanuoto, ciclismo e oggi anche vela, ma una cosa che accomuna ogni singolo sport è quella voglia di mettersi sempre alla prova, la sfida di raggiungere il massimo anche oltre il tuo limite, sempre solo con i tuoi mezzi! Come atleta paralimpico e già testimonial UNICEF sono stato avvicinato tramite gli organizzatori della “Placenta Marathon for UNICEF” dai diplomatici dell’Ambasciata Colombiana in Italia i quali mi hanno proposto il progetto Vita Senza Droga, da quel giorno l’intesa è stata perfetta. Questo messaggio così importante deve andare oltre ogni confine, abbattere ogni barriera ed entrare a far parte della nostra cultura e società e quale migliore strumento come lo sport, arte cultura per arrivare a colpire più gente possibile. Per tutto questo ho condiviso e accettato di avere un ruolo attivo nella divulgazione del messaggio per una nuova consapevolezza e la creazione di strumenti idonei ad affrontare questa emergenza. Sono convinto che un ragazzo che fa uso di cocaina non è un malato o un irrecuperabile, destinato a vivere per sempre con la polvere bianca, ma è solo una persona con un problema in più, un essere unico pieno di capacità, competenze e potenzialità che deve ritornare ad esprimere ed assaporarle fino in fondo, in modo naturale senza trucchi. Questa è la stessa filosofia dello sport, raggiungere il traguardo sprigionando tutta l’energia che si può avere, ma una volta tagliata la linea godersi a pieno l’obiettivo e poi via pronti per una nuova sfida, con più determinazione di prima.
Da qui nasce quindi la collaborazione con ASI. Quali sono gli obiettivi?
Beh direi di si. Per tutto quello che ho detto prima mi sembrava perfetto far conoscere ad ASI il progetto di Vita Senza Droga; per le grandi affinità culturali che ci uniscono ad un tale impegno e perch+ ognuno di noi sia l’ambasciatore di questo messaggio che deve arrivare a più sportivi e persone possibili.
La situazione del movimento sportivo paralimpico in Italia vista dagli occhi di un campione
I limiti che a volte la società civile ci impone, esistono purtroppo, ma basta conoscerli per capire che sono solo frutto della nostra scarsa competenza. Per esempio nel ciclismo si usa una bicicletta con 2 pedali e tutto questo è visto come la normalità, ma si può fare anche con un pedale solo avendo una gamba, oppure per pedalare si usano le braccia e tutto questo vi assicuro che è sempre lo stesso sport, il ciclismo! Alle Paralimpiadi ci sono gli atleti più forti di ogni Nazione e si fa sport mettendo in campo abilità diverse, allo stesso modo delle Olimpiadi. Alle recenti Paralimpiadi di Pechino, dove come inviato ho avuto l’onore di raccontare per RAISPORT le gare di ciclismo e vela, l’Italia ha confermato lo stesso bottino di 18 medaglie conquistate ad Atene nel 2004, ma la situazione non è di certo rosea nei confronti del panorama Internazionale e lo dimostra il 28° posto nel medagliere. Il Presidente Pancalli per il nuovo quadriennio avrà modo di fare una profonda riflessione, salvo il solo paese ospitante la Cina capace di conquistare ben 211 medaglie, dovrà cercare di “copiare” il metodo dei paesi anglosassoni ormai dominanti nello sport paralimpico, GBR con 102, l’USA con 99 e AUS con 80. Per fare questo si deve trovare la collaborazione sempre più stretta con le varie Federazioni sportive del CONI unendo le attività di preparazione di alto livello Olimpico con quello Paralimpico e utilizzando dove necessario i tecnici di riferimento delle varie Nazioni Olimpiche per garantire un alto grado di professionalità al movimento, cosa che è ormai consolidata e attuata in tutti gli altri paesi al Mondo.
E il tuo rapporto con l’Asi? Sappiamo che hai anche un incarico a livello nazionale
La mia prima vittoria come dirigente ASI è stata la firma del protocollo d’intesa con il CIP dello scorso anno e come Responsabile Nazionale Sport Disabili mi auguro di trovare tra i nostri affiliati e Dirigenti il modo di divulgare e promuovere i nostri valori unici come Ente agli sportivi e persone abilità diverse per portarli nelle nostre Società e fare Sport. Nel mio “mirino” questo è il primo obiettivo.
di Achille Sette
da Primato di Dicembre






