i cambiamenti climatici distruggono le piattaforme di caccia
“L’Artico seduce e conquista. - E’ come sentire l’incantevole voce delle sirene che non cessa mai di richiamarti lassù, nel grande nord - Me lo confido tanti anni fa, poco prima di andarsene, Willie Knutsen, uno degli ultimi grandi esploratori polari del nostro tempo. Ma l’Artico è anche l’ambiente più ostile e puro che esista al mondo, quello più sensibile ai mutamenti climatici e ambientali, quello da dove è stato lanciato per la prima volta il grido d’allarme del global warming. Insomma è il cuore pulsante del pianeta Tierra.”
La loro prima missione inizia a marzo del 2008 e i cambiamenti si lasciano vedere già nella prima tappa del viaggio fra Canada e Alaska: “Il primo campanello d’allarme viene proprio dall’icona per eccellenza del mondo artico: sua maestà l’orso polare” A Churchill, nella regione del Manitoba il disgelo arriva due settimane e mezzo prima rispetto al 1980, di conseguenza gli orsi sono costretti a cesare anticipatamente la loro attività di caccia alla foca per mancanza del pack, la loro unica piattaforma di caccia, riducendo così il peso corporeo di circa 20 chili. Non a caso dal 1955 ad oggi il loro numero è diminuito del 20 per cento. Le temperature di Churchill negli ultimi dieci anni sono aumentate di quasi 8° e i modelli climatici prevedono addirittura che nel 2040 la baia Hudson non congelerà affatto. Autentica perla di questa regione resta ancora Wapusk, un tempo libero territorio di caccia per Inuit e nativi indios del Canada.
Fonte: Stratto dall'articolo "Ghiaccio Bollente" di Luca Bracali - L’espresso






