Storia della cocaina

Nelle civiltà precolombiane delle Ande, la cocaina aveva una grande importanza a livello sociale; la masticazione delle sue foglie, infatti, era concessa fra gli Incas solo alle classi aristocratiche e ai capi delle tribù sottomesse. Veniva principalmente usata per facilitare l’adattamento a condizioni di vita difficili, a combattere la fame, la sete e le conseguenze dell’altitudine, rappresentando inoltre il fulcro del sistema religioso e sociale.

Proibita inizialmente dai conquistadores, una volta intesi i suoi effetti “rivitalizzanti”, questi la usarono tuttavia come strumento per aumentare la produttività lavorativa degli schiavi.

Dalla fine dell’Ottocento, la cocaina iniziò ad essere diffusa in Europa ed in Nord America, utilizzata sia come anestetico locale che per la produzione di bevande ed elisir stimolanti.

L’idillio con la cocaina, tuttavia, terminò presto, dato che già dalla fine dell’Ottocento si presentarono i suoi evidenti effetti devastanti; nei primi anni del XX secolo i soli consumatori erano gli appartenenti ad una parte dell’élite intellettuale.

Durante la Iª Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra, la cocaina si diffuse rapidamente in tutti i Paesi del mondo occidentale, dove tuttavia le conferme sui suoi effetti collaterali indusse ad un suo quasi abbandono ed alla punizione severa del suo commercio e smercio.

Tra la fine degli Anni ‘60 e l’inizio degli Anni ‘70 vi fu una ripresa della diffusione e del consumo di questa sostanza stupefacente, specie tra i giovani e la ricca borghesia.

Oggi la produzione di foglie di cocaina si concentra in tre paesi: Colombia, Perù e Bolivia; stando ai dati dell’UNODC (l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), il prezzo alla fonte, in un rapporto €-Kg, delle foglie di cocaina è di 0,7-1,9, quello della pasta di coca è di 587, quello della coca base è di 693 e quello della cocaina è di 1200.

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